Unificare le lotte

E-commerce e gig-economy: terminologie inglesi, moderne e legate al mondo tecnologico per descrivere modelli d’impresa che in realtà basano il loro successo, e i loro faraonici profitti, su un concetto che di innovativo ha ben poco: lo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Le vendite on-line, agevolate dalla pandemia del coronavirus, sono aumentate vertiginosamente in tutto il mondo, scatenando gli appetiti delle grandi società di consegna espressa e logistica che, attratte dalle prospettive di profitto di un mercato in forte crescita, stanno acquisendo società minori concentrando l’offerta nelle mani di poche aziende che, attuando processi di economia di scala, aumentano i profitti e riducono il costo del lavoro.

Dietro gli algoritmi alla base delle piattaforme di consegna a domicilio, così come dietro quelli in uso in Amazon, non c’è alcuna particolare innovazione se non quella di ottimizzare lo sfruttamento della forza lavoro aggredendo l’occupazione, conquiste e diritti così come è sempre stato e accade in ogni ambito produttivo, privato e pubblico della società capitalistica: ma l’opposizione della nostra classe alle manovre del capitale continua a manifestarsi e allora:

“I PADRONI HANNO PAURA E CHIAMANO LA QUESTURA”

Piacenza, mercoledì 10 marzo.

La multinazionale FedEx, subito dopo l’acquisizione di Tnt, ha annunciato il licenziamento di 6300 dipendenti in tutta Europa, di cui 650 in Italia.

Il progetto di riduzione di personale in Italia ha trovato la ferma opposizione delle maestranze exTnt di Piacenza che, con il Sindacato SiCobas, si sono subito attivate con un picchetto davanti ai magazzini che si è protratto per 13 giorni resistendo anche alle cariche della polizia intervenuta in assetto antisommossa, ottenendo comunque il ritiro dei licenziamenti annunciati e miglioramenti economici.

Ma la repressione poliziesca non si è fatta attendere e, nella notte del 10 marzo, 25 operai della Tnt sono stati portati in questura dopo perquisizioni domiciliari mentre per due coordinatori locali del Si.Cobas, sono stati disposti gli arresti domiciliari con l’accusa di resistenza aggravata.

Prato, mercoledì 10 marzo.

Le maestranze dell’azienda tessile Texprint di Prato, in presidio da due mesi con il Sindacato Si Cobas,  che chiedono di lavorare otto ore al giorno per cinque giorni la settimana contro i turni attuali di dodici ore, sono aggredite dalla polizia in tenuta antisommossa.

Bergamo, giovedì 11 marzo

“La Dda di Brescia nell’ambito delle indagini relative alle buste con proiettili dell’estate scorsa contro Confindustria Lombardia, Bergamo e Brescia, ha effettuato una serie di perquisizioni in particolare nella Bergamasca. Fonti di stampa parlano anche di alcuni indagati, con contestazioni pesantissime, legate all’articolo 270bis (associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico), 612 (minacce) e 339 (aggravante per lesione minacciate)”. (da “Radio Onda d’Urto)

Tra le persone oggetto del provvedimento ci sono anche coloro che in questi mesi hanno effettuato presidi di massa per protestare contro la gestione della sanità lombarda in materia di Covid, che ha visto la Regione cedere alle richieste di Confindustria intesa a garantire in ogni caso la produzione agevolando così la diffusione della pandemia.

            Tutte queste operazioni poliziesche non sono casuali ma rientrano in un piano che intende reprimere e scoraggiare ogni comportamento ostile alla pacificazione sociale, quale conseguenza di quell’unità nazionale che vede convergere le forze politiche parlamentari, i sindacati confederali, governo e Confindustria in una dimensione corporativa per la gestione del Recovery Fund, sotto la guida di Mario Draghi, garante degli interessi del grande capitale multinazionale.

  • La forte protesta dei portuali di Genova contro l’arroganza di Confindustria;
  • lo sciopero di tutta la filiera italiana di Amazon indetto dai sindacati confederali per il 22 marzo, primo sciopero di questo genere in Europa e nel mondo, contro i carichi di lavoro, per la riduzione dell’orario di lavoro, per un migliore inquadramento professionale, per la sicurezza e per la rappresentanza sindacale;
  • lo sciopero nazionale indetto per il prossimo 26 marzo dall’assemblea delle Rider e dei Rider della Rete «RiderXidiritti», per un contratto rappresentativo che riconosca le Rider e i Rider come lavoratrici e lavoratori dipendenti e che ha visto la partecipazione di 32 realtà auto organizzate;

queste mobilitazioni sostengono le precedenti e dimostrano che “non siamo tutti sulla stessa barca” e che l’opposizione intransigente alle manovre di governo e dei padroni non appartiene al passato, ma è una prospettiva concreta e praticabile per la difesa degli interessi delle classi subalterne, sulle quali ricadono i costi della crisi economica accentuati dall’attuale pandemia.

SOLIDARIETA’ ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI CHE HANNO SUBITO LA REPRESSIONE.

Auspichiamo una massiccia adesione agli scioperi indetti per il 22 marzo e per il 26 marzo;

invitiamo tutte e tutti a riscoprire e praticare la solidarietà tra le lavoratrici e i lavoratori boicottando nelle giornate di tali scioperi le piattaforme Deliveroo, Just Eat, Glovo, Uber Eats e Amazon.

  • Unificare le lotte dei settori privati e pubblici, del precariato e della disoccupazione;
  • costruire una grande vertenza su obiettivi quali il salario, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga e per rilanciare concretamente pensioni e stato sociale.

PRATICHIAMO E RAFFORZIAMO L’ORGANIZZAZIONE DAL BASSO DELLE LOTTE

17 marzo 2021

Alternativa Libertaria/FdCA

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Evento online: Bakunin e Marx di fronte alla comune di Parigi

Incontro online con Adriana Dadà – Mario Spagnoletti
«Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno come l’araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti». (Karl Marx, La guerra civile in Francia, Londra, 30 maggio 1871)”Io sono un partigiano della Comune di Parigi, che pur essendo stata massacrata, soffocata nel sangue, dal boia della reazione monarchica e clericale, non ne è diventata che più vivace, più possente nell’immaginazione e nel cuore del proletariato d’Europa, e soprattutto ne sono il partigiano perché essa è stata una audace, caratteristica negazione dello Stato.” (Michail Bakunin, La Comune di Parigi e la nozione di stato, in Volontà XXIV, n. 2 marzo-aprile 1971)Adriana Dadà militante comunista-anarchica, studiosa del movimento comunista-anarchico e del movimento operaio, già ricercatrice e docente presso l’Università di Firenze.Mario Spagnoletti, militante comunista, studioso del Risorgimento e del movimento operaio e socialista, già docente di storia, di storia dei partiti e movimenti politici presso l’Università di Bari.

Organizza “Il venerdì libertario”

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100 anni dalla rivolta di Kronstadt

Che i lavoratori di tutto il mondo sappiano che noi, i difensori del potere dei soviet, vigileremo sulle conquiste della rivoluzione sociale. Noi conquisteremo o periremo sotto le rovine di Kronstadt, combattendo la giusta causa delle masse lavoratrici. I lavoratori di tutto il mondo ci giudicheranno. Il sangue degli innocenti sarà sulle teste dei comunisti, selvaggi pazzi ubriachi di potere.
Viva il potere dei soviet!”

Il Comitato Rivoluzionario Provvisorio di Kronstadt

Il 1° marzo 1921, il Soviet di Kronstadt si sollevò in rivolta contro il regime del Partito “Comunista” russo. La guerra civile era effettivamente finita, con l’ultimo degli eserciti bianchi nella Russia europea sconfitto nel novembre 1920. Le rimanenti battaglie in Siberia e in Asia centrale erano oltre l’estensione territoriale di quella che sarebbe stata l’URSS l’anno successivo. Le condizioni economiche, tuttavia, rimanevano terribili. In risposta, gli scioperi scoppiarono in tutta Pietrogrado nel febbraio 1921. I marinai di Kronstadt inviarono una delegazione per indagare sugli scioperi.

Il contesto

La città di Kronstadt si trova sull’isola di Kotlin, che domina le vie di accesso a Pietrogrado. Era la sede della più grande base navale russa e fu un bastione della politica rivoluzionaria dal 1905. Ha giocato un ruolo importante nelle rivoluzioni del 1905 e del 1917. Il Soviet di Kronstadt fu istituito nel maggio 1917, non molto tempo dopo quello di Pietrogrado.

Durante tutto il 1917, i soviet si erano moltiplicati e rafforzati in tutto l’impero russo. In ottobre, avevano rovesciato il governo provvisorio. Il Secondo Congresso panrusso dei Soviet prese il potere nelle proprie mani. Il Congresso, tuttavia, accettò una proposta bolscevica di nominare un Consiglio dei Commissari del Popolo per agire come un gabinetto esecutivo sul Soviet. I bolscevichi non persero tempo nel creare un apparato statale con poteri coercitivi. Fondamentalmente, subordinarono i soviet locali e regionali a quello centrale.

Già nell’aprile 1918, i bolscevichi iniziarono la repressione contro gli anarchici e iniziarono le purghe dei soviet. La Rivoluzione d’Ottobre aveva stabilito la libertà di stampa e il diritto dei soldati di eleggere i loro ufficiali, ma i bolscevichi rovesciarono questi e molti altri cambiamenti sociali vitali nel corso della guerra civile.

La repressione di ogni opposizione, il comunismo di guerra e le requisizioni forzate imposte dai plotoni di esecuzione, insieme alla diffusione della povertà e della fame, alienarono molte delle simpatie che operai e contadini avevano riposto nel bolscevismo. Le proteste degli operai e dei contadini contro le misure autoritarie bolsceviche furono frequenti dal 1918 al 1921, comprese diverse ondate di scioperi operai.

La risoluzione di Petropavlovsk

Gli scioperi di Pietrogrado del febbraio 1921 spinsero i marinai di Kronstadt ad inviare una delegazione per indagare e riferire. I marinai stessi erano stati scontenti della gestione della Marina e avevano deposto il loro comandante in gennaio. Il rapporto della delegazione indusse all’approvazione della risoluzione di Petropavlovsk:

In considerazione del fatto che gli attuali soviet non esprimono la volontà degli operai e dei contadini, tenere immediatamente nuove elezioni a scrutinio segreto, avere la campagna pre-elettorale caratterizzata dalla piena libertà di agitazione tra gli operai e i contadini;

– Stabilire la libertà di parola e di stampa per gli operai e i contadini, per gli anarchici e i partiti socialisti di sinistra;
– Assicurare la libertà di riunione per i sindacati e le organizzazioni contadine;
– Convocare una conferenza apartitica degli operai, dei soldati dell’Armata Rossa e dei marinai di Pietrogrado, Kronstadt e della provincia di Pietrogrado, non oltre il 10 marzo 1921;
– Liberare tutti i prigionieri politici dei partiti socialisti, così come tutti gli operai, i contadini, i soldati e i marinai imprigionati in relazione al movimento operaio e contadino;
– Eleggere una Commissione per rivedere i casi dei detenuti nelle prigioni e nei campi di concentramento;
– Abolire tutti i politotdeli (uffici politici) perché nessun partito dovrebbe ricevere privilegi speciali nella propagazione delle sue idee o ricevere il sostegno finanziario del governo per tali scopi. Invece dovrebbero essere istituite commissioni educative e culturali, elette localmente e finanziate dal governo;
– Abolire immediatamente tutte le zagryaditelniye otryadi (unità bolsceviche armate per sopprimere il traffico e confiscare generi alimentari);
– Eguagliare le razioni di tutti coloro che lavorano, con l’eccezione di quelli impiegati in mestieri dannosi per la salute;
– Abolire i distaccamenti di combattimento bolscevichi in tutti i rami dell’esercito, così come le guardie bolsceviche in servizio nelle unità militari e nelle fabbriche. Se tali guardie o distaccamenti militari fossero necessari, devono essere nominati nell’esercito dai ranghi, e nelle fabbriche secondo il giudizio degli operai;
– Dare ai contadini piena libertà d’azione per quanto riguarda la loro terra, e anche il diritto di tenere il bestiame, a condizione che i contadini gestiscano ciò con i loro propri mezzi; cioè, senza impiegare manodopera a pagamento;
– Chiedere a tutti i rami dell’esercito, così come ai nostri compagni militari kursanti, di aderire alle nostre risoluzioni;
– Richiedere che la stampa dia il massimo risalto alle nostre risoluzioni;
– Nominare una Commissione di controllo itinerante;
– Permettere la libera produzione kustarnoye (piccola scala individuale) con l’utilizzo dei propri mezzi.

Questa risoluzione può essere riassunta come contenente due richieste fondamentali: il ripristino della democrazia sovietica e un compromesso economico con i contadini.

La rivolta e la soppressione

Il 1° marzo, una riunione di massa convocata dal Soviet di Kronstadt approvò la Risoluzione di Petropavlovsk. Fu l’inizio dell’insurrezione di Kronstadt. Nei giorni successivi, i ribelli provarono a negoziare con il governo bolscevico. Permisero a Kalinin di tornare a Pietrogrado. Ignorarono il consiglio degli ufficiali zaristi (che erano stati impiegati dalla Marina come consulenti tecnici) di prendere misure militari, compresi gli attacchi alla terraferma. I bolscevichi non ricambiarono e arrestarono le delegazioni di Kronstadt che raggiungevano luoghi sulla terraferma.

Il governo attaccò il 7 marzo, ma fu sconfitto, avendo perso forze sostanziali per defezioni. Un attacco più serio il 10 marzo fu anch’esso sconfitto, con molte perdite da parte bolscevica. L’attacco finale, con forze molto più grandi, avvenne il 17-18 marzo e riuscì a conquistare Kronstadt e a sopprimere la rivolta.

L’eredità

Oggi gli anarchici ricordano il centenario della rivolta di Kronstadt per due motivi. In primo luogo, dimostra che non è vero che l’unica alternativa al capitalismo in Russia era il regime autoritario e repressivo del cosiddetto partito “comunista”. Il popolo di Kronstadt aveva mantenuto vivi i valori originali della Rivoluzione Russa e li stava sollevando di nuovo contro il governo commissariale del Partito. Hanno fallito perché il popolo russo era esausto, non perché le loro idee sono state respinte.

In secondo luogo, ricordiamo Kronstadt perché la vera storia della ribellione è molto diversa dalle versioni menzognere diffuse da vari gruppi leninisti e mostra quanto i bolscevichi si fossero allontanati dai principi su cui era stata fondata la Rivoluzione d’Ottobre. Il popolo di Kronstadt voleva soviet democratici, non un’Assemblea Costituente che poteva solo stabilire un governo capitalista. Rifiutò l’aiuto dall’estero, rivolgendosi invece agli operai e ai contadini della Russia. E nel corso del conflitto mostrò coerentemente principi più elevati, tentando in ogni momento e persino durante la battaglia finale di fraternizzare con le truppe governative e conquistarle politicamente. Alcuni leninisti, nel disperato tentativo di difendere la credibilità della denuncia dei bolscevichi dell’insurrezione di Kronstadt come controrivoluzionaria, citano dichiarazioni di bolscevichi di Kronstadt nel periodo successivo. Riteniamo necessario soltanto precisare che queste dichiarazioni furono firmate da persone detenute in prigione e minacciate di esecuzione. Dichiarazioni false possono essere ottenute di solito per molto meno.

I bolscevichi (che allora si chiamavano Partito “Comunista”) tennero il loro 10° Congresso durante il periodo della rivolta di Kronstadt. I critici della ribellione spesso citano gli articoli della Risoluzione di Petropavlovsk come richiesta di un compromesso inaccettabile con i contadini, ma raramente menzionano che il 10° Congresso approvò la Nuova Politica Economica, che era un compromesso molto più ampio. In verità, gli aspetti della Risoluzione di Petropavlovsk che erano inaccettabili per i bolscevichi erano quelli che stabilivano la richiesta di democrazia sovietica. Erano i bolscevichi, non il popolo di Kronstad, che si mettevano contro la classe lavoratrice.

Oggi gli anarchici e le anarchiche lavorano per nuove rivoluzioni delle classi lavoratrici e popolari in tutto il mondo e lottano per la più completa democrazia diretta al loro interno. Ci ispiriamo ai e alle ribelli di Kronstadt e puntiamo a far sì che, anche se in ritardo, non abbiano versato il loro sangue invano.

Tutto il potere ai Soviet!

Viva il potere dei Soviet liberamente eletti!

☆ Alternative Libertaria/ Federazione dei Comunisti Anarchici (AL/FdCA) – Italia
☆ Anarchist Communist Group (ACG) – Gran Bretagna
☆ Αναρχική Ομοσπονδία – Anarchist Federation – Grecia
☆ Aotearoa Workers Solidarity Movement (AWSM) – Aotearoa/Nuova Zelanda
☆ Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) – Brasile
☆ Devrimci Anarşist Faaliyet (DAF) – Turchia
☆ Die Plattform – Anarchakommunistische Organisation – Germania
☆ Embat Organització Libertària de Catalunya – Catalogna
☆ Federación Anarquista de Rosario (FAR) – Argentina
☆ Federación Anarquista de Santiago (FAS) – Cile
☆ Federación Anarquista Uruguaya (FAU) – Uruguay
☆ Grupo Libertario Vía Libre – Colombia
☆ Libertäre Aktion – Svizzera
☆ Melbourne Anarchist Communist Group (MACG) – Australia
☆ Organización Anarquista de Córdoba (OAC) – Argentina
☆ Organización Anarquista de Tucumán (OAT) – Argentina
☆ Organisation Socialiste Libertaire (OSL) – Svizzera
☆ Union Communiste Libertaire (UCL) – Francia
☆ Workers Solidarity Movement (WSM) – Irlanda
☆ Zabalaza Anarchist Communist Front – ZACF – Sud Africa

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Recovery Fund in salsa lombarda

A fine novembre 2020, il consiglio regionale lombardo ha emanato una risoluzione – la 40/2020 – avente come oggetto la “Risoluzione concernente il Recovery Fund: proposte per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza PNRR” e ovviamente riguardante gli investimenti della quota spettante alla regione del Recovery Fund europeo, pari a 35 miliardi di Euro.

Scorrendo i capitoli di spesa, salta subito all’occhio come al potenziamento della sanità sono state riservate le briciole, così come al potenziamento del trasporto pubblico locale, ovverosia i due principali punti di criticità rilevati durante la pandemia, rimarranno con il cerino in mano ancora una volta. Nella risoluzione la salute occupa l’ultimo posto del documento e, dietro a dichiarazioni di rafforzamento di un servizio sanitario universalistico, si parla principalmente di interventi sulla digitalizzazione e sul miglioramento tecnologico, mentre non vengono nemmeno menzionati i necessari rafforzamenti della medicina territoriale, del piano USCA per la continuità assistenziale, né tantomeno di un potenziamento del personale, che soprattutto in quest’ultimo anno è stato sottoposto ad una mole di lavoro inaccettabile, sebbene imprevista. Si parla di riforme indispensabili al buon funzionamento del SSR, ma intanto rimane vergognosamente in vigore la legge regionale voluta da Maroni che di fatto equipara la sanità pubblica e quella privata, dirottando la maggior parte dei fondi disponibili verso la sanità privata equiparata.

Voci recenti danno per certi investimenti voluti dal ministero dell’economia e che vedrebbero destinati alla sanità nazionale 18 miliardi di euro per opere di ammodernamento dei servizi ed edilizia sanitaria. Ovviamente, essendo la sanità materia appannaggio delle regioni, in Lombardia rimarrebbe in vigore la legge regionale di cui sopra, che drenerebbe gran parte degli investimenti verso strutture private; mentre siamo pronti a scommettere che non vi saranno opere di ristrutturazione e di recupero per ciò che concerne l’edilizia sanitaria, ma la creazione di nuovi poli ospedalieri ai quali poi mancherebbero i presidi di medici ed infermieri, come già ampiamente dimostrato dal progetto dell’ospedale allestito da Fontana, Gallera e Bertolaso nei padiglioni ex Expo.

Per ciò che concerne il trasporto, vengono privilegiate come sempre le grandi opere stradali e ferroviarie, soprattutto quelle inerenti le tratte che interesseranno le olimpiadi invernali del 2026, vero e proprio eventificio che già sta devastando il paesaggio montano e che da qui ai prossimi cinque anni dirotterà una quantità enorme di denaro pubblico. Molto spazio verrà dato anche per potenziare i servizi ferroviari per collegare i nuovi luoghi della gentrificazione e i mega centri commerciali (leggasi Rho ed Arese), mentre il trasporto locale che muove la maggior parte degli studenti e dei pendolari è rimasto nuovamente con il cerino in mano e, a livello metropolitano, i fondi verranno usati soprattutto per il completamento della linea 4 della metropolitana. Niente andrà a potenziare i mezzi di superficie, né i collegamenti interregionali, da sempre veri e propri carri bestiame negli orari di punta. Invece di queste azioni, viene ipotizzata una nebulosa “domanda pubblica intelligente”, il cui fine ultimo è una nobile gratuità dei mezzi pubblici per neutralizzare le disparità sociali, ma i cui mezzi per arrivarci non è dato conoscere.

Il documento poi ha una parte corposa dedicata alla Green Economy, pomposamente intitolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, entro la quale si evince che la transizione ecologica è considerata quasi esclusivamente dal lato economico e profittevole e quasi mai da quello di tutela e salvaguardia del bene comune e della salute pubblica. Basti pensare che la parte del gigante la farà l’economia circolare, ovverosia la volontà di chiudere virtuosamente il ciclo dei rifiuti e della fertilizzazione del suolo tramite digestato naturale (scarto della produzione del biogas), che di fatto porterà ad una sorta di oligopolio di grosse società che gestiranno tutte le varie fasi dei cicli di lavorazione, ottimizzando le spese e danneggiando la già scarsa biodiversità dell’ecosistema lombardo.

Vi sono poi molte contraddizioni evidenti, come la creazione di piste ciclabili e la disincentivazione del traffico veicolare privato che cozzano con lo sblocco dei cantieri previsto dal piano Lombardia del maggio 2020 e a causa del quale molti sindaci e diverse consorterie sono già andate in regione a battere cassa per poter cementificare e far ripartire l’economia locale tramite l’edilizia (si veda come esempio la costruzione dell’autostrada Cremona-Mantova, che diverrà l’ennesima cattedrale nel deserto); o ancora, la volontà di creare dei veri e propri boschi urbani quando solo pochissimi anni fa palazzo Lombardia (sede della regione) è stato costruito radendo al suolo il bosco di Gioia ; oppure il bosco denominato “La Goccia”, nel nord di Milano, già al centro delle mire di società immobiliari che già stanno gestendo la gentrificazione degli ex scali ferroviari milanesi, con il beneplacito dell’amministrazione Sala.

Detto anche di una larghissima fetta di denaro che andrà investita in innovazione digitale e quindi reti 5G regionali e completa digitalizzazione della P.A. per snellire la burocrazia (promessa questa che torna ad ogni tornata elettorale o ad ogni elargizione di denaro da parte dell’Europa), rimane da dire della scuola, anch’essa interessata dalla “rivoluzione digitale” e che vedrebbe portate avanti delle questioni già ampiamente trattate dalla riforma Gelmini in avanti, ovverosia una domanda didattica al passo coi tempi e che vede materie riguardanti innovazione e digitalizzazione a prendere spazi dedicati a studi più umanistici e formativi e il proseguimento della partnership tra scuola e aziende, arrivando a paventare anche “l’insediamento di uffici di lavoro presso i plessi e i comprensori scolastici” (paragrafo 1.4.2) il che segnerebbe la fine della funzione storica della scuola come di un istituto atto a formare la persona adulta, divenendo solo uno strumento di reclutamento di personale da parte delle aziende, che potranno disporre di lavoratori a costo zero e sostituibili anno dopo anno.

Perfino le politiche di pari opportunità vengono svilite e ridotte a mera questione economica; ad esempio l’inclusione sempre più ampia delle donne nel mondo del lavoro ( o meglio, dell’imprenditoria femminile) contribuirebbe in maniera determinante alla crescita economica (paragrafo 1.5.1) e oltretutto ammanterebbe il mondo imprenditoriale di una patina progressista che in realtà è una foglia di fico che copre uno sfruttamento del plusvalore sempre maggiore.

Come si vede la risoluzione è ammantata di buoni propositi, ma alla fine è un mero sdoganamento del neoliberismo più sfrenato e dello sfruttamento delle risorse umane e ambientali. Sarebbe però ingeneroso intestare tutto ciò solo alla Lega. Anzi, la delibera è passata con 69 voti favorevoli su 69 consiglieri presenti in aula ed è anzi il PD ad intestarsi la vittoria, dapprima essendosi battuto per il recovery fund e poi per avere appoggiato appieno tutte le richieste arrivate dall’Unione Europea in sede di erogazione del maxi prestito.

Giova infatti ricordare che da un po’ di tempo l’UE è vista come una forza progressista che si oppone ai vari populismi nazionalisti e a volte anche alla grosse multinazionali statunitensi e asiatiche, ma rimane invece uno strumento della borghesia estremamente funzionale al capitalismo. Se a volte può sembrare che sviluppi forme economiche vicine al welfare, in realtà non lo fa per principi di equità e di giustizia sociale, ma per cercare di garantire una politica dei consumi estremamente importante per il grande capitale finanziario. Basti pensare appunto che il recovery fund è stato voluto per ovviare ai danni che la pandemia sta causando, ma i suggerimenti sui capitoli di spesa che l’Unione stessa ha fornito riguardano solo uno sblocco economico, senza nessuna ricaduta sulle questioni sociali e sanitarie.

Ancora una volta quindi il “modello lombardo” è lo specchio fedele del volere del capitale, facilmente esportabile in ogni altro territorio e subdolamente ammantato di ecologismo, mutualismo e femminismo per renderlo più facilmente difendibile. Ovviamente i movimenti si sono già espressi e non si faranno certamente raggirare da questa patina progressista, ma il grande magma di persone che, lontane dalla militanza, auspicano però un mondo con eguali diritti per tutti, potrebbero farsi traviare da questa narrazione tossica che in ultima analisi non mette in discussioni le radici delle disuguaglianze civili ed in più colpisce forte i diritti sociali. E’ in questo magma che bisognerà muoversi per disvelare la vera natura degli interventi economici come il recovery fund e le politiche locali e nazionali che andranno a decidere come e quando bisogna spendere questi soldi.

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Evento online: gli anarchici e l’occupazione delle fabbriche del 1920

https://www.facebook.com/events/130524125489197

Gli anarchici e l’occupazione delle fabbriche del 1920 .
Incontro con Adriana Dadà e Gino Caraffi

Nella primavera/estate del 1920 si combatte in molte parti d’Italia una delle tante fasi della lotta di classe, all’interno di quello che viene definito il biennio rosso. L’elemento più conosciuto di questo ciclo di lotte è l’occupazione delle fabbriche con epicentro a Torino.
Nel racconto di politici, storici e militanti comunisti la centralità di Torino è determinata dalla presenza di Antonio Gramsci e della rivista “Ordine Nuovo”.
Studiando i materiali documentari dell’epoca si scopre invece il ruolo fondamentale degli anarchici in quel periodo, in quella città e molte altre aree del paese.
Non sarà un caso se il segretario delle Fiom di Torino è Pietro Ferrero, notoriamente comunista anarchico, che opera, insieme a molti militanti delle organizzazioni anarchiche nella Camera del Lavoro e all’interno dell’Unione Anarchica d’Italia. Fu barbaramente trucidato dai fascisti nell’attacco alla Camera del lavoro, ma il suo busto rimase nella sede della CDL fino alla ristrutturazione di una ventina di anno fa.
Rileggendo la rivista “Ordine Nuovo” si scoprirà che uno dei più ferrati teorici dei Consigli è Pietro Mosso, già allora autore di un’analisi sul taylorismo, anche lui riconosciuto e attivo come anarchico.
Il tutto può essere meglio compreso se si considera che prima della grande lotta dell’agosto/settembre gli anarchici si erano riuniti a congresso a Bologna, dall’1 al 4 agosto, e fra i documenti più importanti che discussero (in un lungo odg che dimostra la loro capacità di analisi strategica) c’è proprio la relazione di Maurizio Garino, anche lui attivo a Torino, su “I consigli di fabbrica e di azienda”.
Ancor più ora nel 2021, anno nel quale ci saranno celebrazioni del centenario della nascita del Partito Comunista, è utile ampliare le conoscenza sulla complessità di quel momento e sul ruolo centrale dei comunisti anarchici.

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Videoconferenza – Il capitalismo della sorveglianza

https://www.facebook.com/events/440238430485210

Presentazione riassuntiva del volume di di Shoshana Zuboff (2019) e di altri materiali (The social dilemma, docufilm, materiali tradotti in Italia, bibliografia)
a cura di Alternativa Libertaria- Fano.
Ora più che mai sono evidenti i risultati politici e culturali dei meccanismi di “trascinamento ed amplificazione” di contenuti disinformanti nel web e nei social operati dalle grandi aziende del settore, dallo scopo di aumentare la redditività degli inserzionisti ed la dipendenza dalle loro piattaforme si sono sviluppate capacità condizionanti mostruose . Molti dei “disertori” di questo sistema parlano di dissenso, resistenza, riscrittura delle regole del grande mercato del web. Il pensiero anarchico e libertario è centrale nella critica si sistemi di controllo e nel seguire consapevolmente la grande trattativa in corso tra poteri istituzionali e questo potere strumentalizzante. E tutti coloro che stanno cercando da decenni di implementare sistemi di condivisione orizzontale del sapere sul web sono, in varia misura, consapevoli della necessità di darsi regole nuove, antiautoritarie, e della difficoltà di farlo su vasta scala sia nel mondo reale nel quale i sistemi democratici cedono il passo al capitalismo della produzione globalizzata che nel mondo virtuale che prende il controllo di ciò che facciamo ogni secondo della nostra vita con questo nuovo tipo di Capitalismo.
scaletta
– Casa o esilio nel futuro digitale
– Le basi del capitalismo di sorveglianza: la scoperta del “surplus comportamentale”
– Il concetto di “peccato di rapina” nel nuovo colonialismo digitale
– il ruolo dell’11 settembre nel lancio di nuove regole contro il diritto alla privacy
– La divisione dell’apprendimento nella società: “algoritmi”e nuovi sacerdoti
– il concetto di “renderizzazione” del reale e dei nostri corpi; internet delle cose, l’uso del potere della certezza.
– i sistemi democratici di fronte alla globalizzazione ed al digitale: chi rappresenta chi?
– “dove va uno, andiamo tutti” (Q), i movimenti complottisti ed il ‘brucia-cervello’ da complessità
– l’identità singola nell’era di Facebook: intersezionalità e frantumazione dell’Io
– rapporto Stato-imprese private(caso cinese, caso italiano), uso delle App (il caso Disconnect inc.), uso dei dati biometrici, cittadini e video-mappatura .
– esempi di resistenza alla strumentalizzazione digitale.
materiali a cura di Francesca ‘Dada’ Knorr.

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CONTRO LA MATTANZA – GIORNATA ANTIMILITARISTA A PERSICHELLO

CONTRO LA MATTANZA – LE RAGIONI DEI DISERTORI DELLA GRANDE GUERRA

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✯ Domenica 4 novembre dalle 11.00 – Arci Persichello in collaborazione con Alternativa Libertaria / FdCA Federazione Cremonese

La Prima Guerra Mondiale è stata anche una storia di diserzioni. A Caporetto e a Vittorio Veneto migliaia di soldati delle due parti abbandonarono l’esercito: erano stati mandati a combattere una guerra voluta da borghesi, padroni e intellettuali fanatici. Innumerevoli e spesso dimenticate dalla storia ufficiale furono le rivolte, gli ammutinamenti, i sabotaggi.

✓ ore 11:00: Ne parliamo con Marco Rossi, autore di “Gli ammutinati delle trincee – dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918”

✓ ore 12:30: Pranzo a cura della Cascina delle Cingiallegre

✓ ore 16:00: “Senza una buona notte”, di e con Fabrizio Caraffini. Spettacolo Teatrale a cura di “TeatroItineranteproduzioni”

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Marco Rossi è da tempo impegnato nella ricerca storica sulle vicende del movimento operaio dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione verso l’antifascismo anarchico. Con BFS edizioni ha dato alle stampe “Avanti siam ribelli. Appunti per una storia del Movimento anarchico nella Resistenza” (Pisa, 1985) e la prima edizione di “Arditi, non gendarmi! Dall’arditismo di guerra agli Arditi del popolo 1917-1922” (Pisa, 1997). Con altri editori ha pubblicato: “Il conto aperto. L’epurazione e il caso di Codevigo: appunti contro il revisionismo” (Padova, 1997), “I fantasmi di Weimar. Origini e maschere della destra rivoluzionaria” (Milano, 2001) e “Ribelli senza congedo. Rivolte partigiane dopo la Liberazione, 1945-1947” (Milano, 2010). La nuova edizione 2011 di “Arditi, non gendarmi!” è stata completamente rivista e ampliata dall’autore.

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Cascina delle Cingiallegre: un’esperienza comunitaria resistente
https://cascinadicingia.wordpress.com/page/1/

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Fabrizio Caraffini, attore poliedrico e militante

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• INGRESSO CON TESSERA ARCI 2018/2019 •
Durante la giornata sarà possibile sottoscrivere la nuove tessera.

Arci Persichello, L.go Ostiano 72, Persico Dosimo (CR)

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Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Medtronic

Nel pomeriggio di giovedì 12 Luglio siamo stati al Presidio Medtronic-Invatec a portare solidarietà e sostegno alle lavoratrici e lavoratori in lotta.

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Solidarietà ai condannati per i fatti del 24 gennaio 2015

Alternativa Libertaria/FdCA – federazione provinciale cremonese, esprime la propria totale solidarietà ai tre compagni condannati dalla Corte d’appello di Brescia a seguito di quanto avvenuto nel corso della manifestazione svoltasi a Cremona il 24 gennaio 2015.
Le imputazioni di “devastazione” e “saccheggio” e la conseguente condanna induriscono e peggiorano sensibilmente quanto contenuto nella sentenza di primo grado; e in un caso, addirittura lo ribaltano, come si verifica per un compagno precedentemente assolto dai reati ascrittigli.
Un’altra volta constatiamo come certa parte di Magistratura non esiti nel far ricorso a metodi, criteri e strumenti tipici di quel famigerato Codice Rocco, di genuina memoria fascista, per tentare di “normalizzare, razionalizzare” e, saremmo tentati di dire, “mettere la mordacchia” al dissenso, sociale e politico, ogni qualvolta esso si manifesti.
Un’altra volta registriamo come certa stampa si compiaccia di tali sentenze, adducendo elevati e “solidi” argomenti quali il decoro urbano.
Una volta di più prendiamo atto della postura di qualche “anima bella” di settori che proditoriamente seguitano a dirsi antifascisti, nel mentre equiparano la violenza di chi aggredisce a quella di chi viene aggredito.
Una narrazione, questa, capace di rimuovere i motivi di fondo per i quali si è dato vita a quella manifestazione, così riassumibili: una squadraccia fascista di aderenti a CasaPound decide di assaltare lo spazio ed i militanti del Centro Sociale Dordoni, riducendo in fin di vita il compagno Emilio Visigalli.
Ed allora noi, oggi, come sempre, ribadiamo fermamente la nostra incondizionata solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione, riaffermiamo valore e forza dell’antifascismo politico e militante, ed il nostro restare sempre al fianco di chi lotta per un mondo più libero e giusto.

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Un otto marzo senza piazze ma non senza lotta

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Ancora un 8 marzo di sciopero globale femminista che, se non vedrà le piazze riempirsi a causa dell’emergenza sanitaria, non per questo sarà silenzioso e inosservato.

Se lo sciopero delle donne sarebbe rimasto anche quest’anno comunque limitato nella copertura sindacale a pochi sindacati di base, comunque benemeriti, è ormai ripartita la lunga lotta delle donne per rivendicare e allargare diritti, autonomia e giustizia per tutte.

La consapevolezza dell’aggressività, mai sopita, qualche volta più subdola, del patriarcato è condivisa: siamo ancora immersi in una società patriarcale che vede le donne continuamente penalizzate nei luoghi di lavoro come nella vita familiare e in ogni ambito della vita sociale. Dove i femminicidi in aumento servono a vendere copie di giornale e narrazioni tossiche, e sono ostacolati tutti i tentativi di promuovere politiche di genere, che sarebbero necessari dalla scuola materna all’ospizio, sono colpiti e sfrattati tutti i luoghi di autorganizzazione o anche solo di tutela delle donne, sono rese invisibili e senza diritti le donne migranti.

Come se non bastasse l’emergenza COVID 19 si inserisce su una situazione di crisi economica e di impoverimento dei ceti mediobassi, crisi che vedrà, come sempre, le donne pagare il prezzo più alto. Donne che hanno perso il salario, costrette a casa ad accudire i bambini e/o gli anziani quali soggetti più fragili sottoposti al rischio del contagio, donne che come sempre sono titolari del dovere di cura, dovere che non dà alibi a chi non appartiene al genere maschile. Secoli di politiche scioviniste e sessiste ce lo impongono.

Ma la costruzione delle lotte, anche grazie al livello internazionale, sta facendo crescere la consapevolezza, la forza e la determinazione.

La lotta antipatriarcale contro un modello di dominio che usa genere, classe, razza, viene via via assunta da parti importanti di movimento e di opposizione. Si sta passando da una semplice enunciazione di principio alla costruzione, sempre difficile, di percorsi di trasformazione che da personali diventano politici, che promuovano modelli maschili in grado di contrastare dal di dentro secoli di mascolinità egemone e tossica con rapporti paritari di collaborazione, diserzione da ruoli stereotipati e una buona dose di ironia.

Il 9 marzo, e tutto l’anno, continueremo a contrastare la violenza patriarcale e la disparità di genere, unite in una sorellanza che è ancora più urgente respirare, sentire, palpare, perché laddove altri si girano altrove, noi dobbiamo esserci, strette in un abbraccio di solidarietà, forti del non essere sole, mani nelle mani, occhi negli occhi e cuori che battono all’unisono.

Solo così potremo vincere , quale che sia il giorno ancora non lo sappiamo ma sappiamo che è importante per noi, per le nostre figlie, per le donne di ogni terra nel globo, per coloro che nemmeno troppo distante subiscono violenze inaudite, lapidazioni, infabulazioni, stupri come arma di guerra, umiliazioni, abusi….

Continueremo a chiedere finanziamenti maggiori per i centri antiviolenza e le case delle donne, una sanità pubblica senza obiettori, tutela e permessi di soggiorno per le nostre sorelle immigrate e i loro figli, cittadinanza immediata per i loro bambini nati in italia, un welfare che sia davvero inclusivo, parità di salario, politiche di conciliazione che non siano solo il sancire il dovere di cura ma promuovano una condivisione di carichi. Nessuna donna dovra’ mai piu’ essere sfruttata, penalizzata e uccisa: faremo rete attorno a noi, faremo muro per respingere chi ci vuole sottomesse e mute.

Perché la libertà delle donne è il miglior antidoto al fascismo e al razzismo, e attraverso la libertà delle donne passa necessariamente la costruzione del mondo nuovo che vogliamo e che è sempre più necessario.

Alternativa libertaria/fdca  
8 marzo 2020

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In memoria di Francisco Ferrer

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Il 13 ottobre nel 110° anniversario della fucilazione di Francisco Ferrer y Guardia, avvenuta il 13 ottobre del 1909 in Spagna, la fed. cremonese di Alternativa Libertaria/Fdca ha fatto un presidio a Casalmaggiore. La fucilazione di F.Ferrer ebbe un’eco fortissima in tutta Europa e anche in provincia di Cremona ci furono manifestazioni di sdegno. L’allora amministrazione comunale di Casalmaggiore pensò di dedicare una via al famoso pedagogista libertario che il regime fascista pensò bene, qualche anno dopo, di cambiare in via Cristoforo Colombo. L’iniziativa è servita a raccogliere le firme per il ripristino della vecchia dedica a via F. Ferrer e presentare, attraverso un comitato locale creato per l’occasione, una richiesta formale al comune di Casalmaggiore. Buona è stata la presenza al presidio dei compagni e alcuni cittadini, anche qualche consigliere di minoranza, sono venuti a firmare, l’amministrazione comunale è di centro destra. Il compagno Maurizio Gritta è intervenuto ricordando la figura di F.Ferrer, il suo metodo educativo libertario e la scuola moderna; presente anche un compagno dell’archivio FAI di Imola. L’unica nota dolente l’arrivo dei carabinieri dopo pochi minuti, hanno chiesto i documenti a tutti i presenti, nonostante la richiesta di autorizzazione sia stata fatta 2 mesi fa. La raccolta firme continua e decideremo poi altre iniziative.

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Presentazione del libro “Che non ci sono poteri buoni”

Il 14 settembre alle ore 18:30 presso il circolo Arci Persichello, si terrà la presentazione del libro “Che non ci sono poteri buoni. Il pensiero anche anarchico di Fabrizio de Andrè” di Paolo Finzi.
A seguire cena ligure momento musicale con i brani del grande cantautore genovese riproposti da Alessandro Cerea.

Organizzano Arci Persichello e AL/FdCA federazione cremonese

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