Allevare menti per pascolare pensieri

145223736-f475c9a1-66aa-42bb-861c-7c7758b009f0
Gli alunni della scuola elementare “Trento e Trieste” di Cremona sono stati recentemente in visita nella caserma dei carabinieri cittadina, nell’ambito di iniziative volte a creare una cultura della legalità.
Ebbene, come risulta dalle foto scattate dagli stessi carabinieri, i bambini hanno partecipato ad attività che prevedevano tra le altre cose lo schieramento con caschi e scudi antisommossa, una simulazione di perquisizione e saluti militari, il tutto sotto gli sguardi divertiti e partecipi delle insegnanti.

Più che alla cultura della legalità, i bambini hanno partecipato a un insegnamento sull’irregimentazione e sulle tecniche repressive che avremmo loro risparmiato volentieri.

Invece che provare a spronarli ad essere aperti e curiosi per provare a capire le scaturigini del dissenso, a quanto pare si è preferito insegnare loro che il dissenso non è mai giusto e che va fermato con caschi e scudi, guidati da un superiore che brandisce un manganello.

Invece che lavorare affinchè ogni giovane individuo sia in grado di trovare gli strumenti culturali e sociali per affrontare la realtà che si troverà di fronte, gli si fa capire che questa realtà deve rimanere immutabile e garantita anche con la forza.

Sono ben altri gli strumenti per formare le giovani generazioni; crediamo fermamente che farle partecipare a una sorta di “gioco” che simula una realtà fatta di fin troppe zone d’ombra non giovi in alcun modo alla formazione di una cultura – sia pure legalitaria – come si è voluto far credere con questa iniziativa.

Pubblicato in Blog, Politica, Territorio | Lascia un commento

Morire di lavoro

La sicurezza che vogliamo

capitalismo

Uscire di casa per andare al lavoro e non tornare più. E’ successo ancora, questa volta a Cremona, dove un operaio di 28 anni, Marco Balzarini, ha perso la vita travolto da un “muletto” all’interno dell’acciaieria Arvedi.
Non è il primo incidente mortale che avviene all’interno di questa mega area industriale, già nel 2014 un altro operaio era rimasto ucciso durante il turno di lavoro.
A novembre dello scorso anno i rappresentanti dei lavoratori avevano richiesto esplicitamente maggiore sicurezza, evidentemente consapevoli dei rischi presenti nei processi di lavorazione all’interno dell’azienda.
Le morti sul lavoro non sono mai tragiche fatalità ma conseguenze di un sistema economico improntato sull’incremento di produttività e di utili, abbattendo i costi relativi alla sicurezza, ritenuti spesso superflui perchè incompatibili con l’efficienza e la produttività.
I recenti provvedimenti del governo, coerenti con questa linea, hanno tagliato i fondi riservati all’INAIL, abbassando del 32% i premi delle imprese per l’assicurazione obbligatori, e i fondi per la formazione sulla sicurezza.
Ogni giorno è necessario aggiornare la tragica conta dei caduti sul lavoro, ma ancora non riesce a passare il messaggio che queste morti sono legate a doppio filo al modo di produzione capitalista, che per propria natura è basato sullo sfruttamento dei lavoratori per permettere a pochi di fare guadagni sempre maggiori.
Gli imprenditori parlano di liberalizzazione del mondo del lavoro, di normative soffocanti, di rischi d’impresa sempre maggiori; ma i rischi veri li vivono sulla loro pelle i lavoratori, rischi concreti e spaventosi come gli incidenti sul lavoro che, come in questo ultimo caso, possono essere addirittura mortali.

La federazione cremonese di Alternativa Libertaria/FdCA esprime il proprio cordoglio e la propria solidarietà a tutte le famiglie dei lavoratori morti sul lavoro.

Pubblicato in Blog, Sindacale, Territorio | Lascia un commento

Un gesto di pura follia

IMG-20190323-WA0012
E’ la tarda mattinata del 20 Marzo quando Ousseynou Sy, autista di pullman in servizio presso la società di trasporti Autoguidovie, prende in ostaggio due classi delle scuole medie di Crema, e cerca di dirigersi verso l’aeroporto di Linate, non prima di avere versato della benzina all’interno del pullman e aver fatto legare i bambini ai sedili dopo averli minacciati con delle armi.
Le voci sulle dinamiche e sui precedenti di Sy si rincorrono confuse, ma rimane ferma la motivazione che lo ha spinto ad un gesto tanto estremo: voleva agire per vendicare i migranti morti nel Mediterraneo. Ai morti in mare voleva aggiungere altre morti innocenti.

Un gesto che non si giustifica in alcun modo viene così ammantato di un significato fino ad oggi inedito per lo scenario italiano. Un’azione che ha scatenato dei rigurgiti razzisti ingiustificati tanto quanto il dirottamento stesso.
Abbiamo vissuto in prima persona e in diretta l’attimo esatto in cui sono state rese note le generalità dell’autista ed appena saputo che si trattava di una persona di colore si sono aperte le cataratte del cielo. Da un gesto folle di una persona che ha perso il senno è divenuta una testimonianza di come gli stranieri siano un pericolo per l’occidente e la rivendicazione stessa inerente le stragi del Mediterraneo ha rafforzato nell’immaginario di persone già vocate a pensieri razzisti la loro convinzione di avere avuto ragione, di essere nel giusto quando si auguravano più barconi affondati.
E poco importa che anche i due ragazzi che sono riusciti a liberarsi e a lanciare l’allarme abbiano origini africane, come tanti che oggi frequentano le nostre scuole.

Gli esponenti del governo e i maggiorenti locali della Lega Nord hanno ovviamente soffiato sul fuoco, arrivando a scatenare all’interno del loro seguito una vera e propria tentazione di “caccia al nero”, ben sapendo che anche questo episodio terribile è figlio di un odio da loro generato e cavalcato per meri fini di potere.
Gli uomini forti del governo, Salvini e Di Maio hanno promesso la revoca della cittadinanza italiana a Sy ed il conferimento della stessa a Ramy, il ragazzo che per primo ha dato l’allarme. La cittadinanza non è e non deve essere un premio o una benemerenza per nessuno. Ramy merita di essere cittadino italiano perchè nei fatti lo è: qui è nato, qui è inserito nel tessuto sociale, esattamente come tutti i suoi compagni e tutti i ragazzi nella stessa situazione. Situazione causata dal decreto sicurezza che lo stesso Salvini ha emanato mesi fa.
Ovviamente il gesto isolato di Sy non ci smuove di un millimetro dalle nostre posizioni.

  • Riaffermiamo il diritto di qualsiasi essere umano ad essere accolto ed integrato ovunque desideri rifarsi una vita e qualunque sia il motivo che lo spinge a lasciare il proprio luogo d’origine.

  • Denunciamo la barbarie dei lager libici e la mattanza nel Mediterraneo e chiediamo una revisione delle politiche europee sui visti di ingresso, che depotenzierebbero anche il controllo delle mafie sull’immigrazione.

  • Appoggiamo i movimenti di opposizione a un potere reazionario e conservatore che anima i paesi arabi ed africani, dalle proteste contro Bouteflika in Algeria a quelle contro Assad in Siria, passando dal Sudan di Bashir.

  • Aborriamo le politiche neocoloniali in Africa, che depredano risorse e ricchezze per accentrarle in pochissime mani.

  • Combattiamo nei luoghi dove siamo presenti contro il razzismo e le sue derive fascistoidi e rigettiamo al mittente l’idea che l’immigrazione sia la causa prima di tutti i nostri mali.

  • Respingiamo l’idea eugenetica che il dirottamento del bus sia avvenuto perchè l’autista è una persona di colore.

    Alternativa Libertaria/FdCA – Federazione Cremonese

Pubblicato in A.L. Nazionale, News, Territorio | Lascia un commento

Sicurezza si, ma per chi?

SicurezzaIl primo problema del decreto sicurezza è proprio il nome, che rispecchia in sé tutti i suoi contenuti, in perfetta assonanza con le motivazioni di chi lo ha scritto e di chi lo ha approvato.

Il decreto sicurezza si occupa di rassicurare chi lo scrive e chi lo ha commissionato, i padroni e la classe dominante: serve a tenere a bada i poveri, le classi oppresse e sfruttate della nostra società. Ma la povertà e la miseria, ancora più povertà e miseria, è  ciò che fa paura anche a chi, dopo anni di precarizzazione e immiserimento, di servizi sempre più dequalificati, di accurata propaganda securitaria, vede in chi sta peggio ciò in cui rischia di ridursi, e chi vuole strappargli quel poco che ha, e che spera di conservare. Perché, anche se spesso si sbaglia nel capire di chi è la colpa, l’89 per cento delle persone a basso reddito non vede oggi alcuna possibilità, in Italia, di cambiare in meglio la propria condizione di vita… e se le cose continuano così, ha anche ragione.

Così migranti, persone in situazione di strada, ma anche e soprattutto movimenti e organizzazioni sociali che si battono per i diritti, sono i veri bersagli del decreto che porta il nome del ministro delle interiora. Si vuole, in poche ed evidenti parole, togliere ogni agibilità politica, ma anche ogni spazio di vita e di respiro, a chi lotta per i propri e gli altrui diritti, alla casa, al lavoro, alla libertà.

Decreto cattiveria

Non c’è infatti alcuna altra spiegazione sensata, sia pure ideologicamente perversa, alla cattiveria istituzionale di cui siamo costretti a prendere atto ogni giorno. Cattiveria gratuita che si esplicita ogni giorno contro donne, uomini e bambini a cui vengono sottratti libertà, dignità, diritti, persino quello medioevale di asilo e carità.

Smantellare il sistema SPRAAR, capillare e permeato dalla società civile, a favore dei CARA è almeno un evidente favore alle mafie, non solo dell’accoglienza. Gli sgomberi abitativi possono essere ammantati di un ritorno a una legalità formale (che ovviamente sa sempre bene dove fermarsi). La guerra giudiziaria alle ONG può passare come forma di contrattazione nazionalista e muscolosa, per quanto sulla pelle e sulla schiena di persone in cerca di fortuna. Ignobile, ma plausibile. Ma il pervicace accanimento razzista sempre più capillare, dall’esclusione delle famiglie straniere dalle misure di sostegno al reddito all’aumento delle tasse indirette sui trasferimenti di denaro all’estero per le piccole cifre, il carcere per i mendicanti e per chi cerca di sopravvivere anche in queste condizioni, la guerra ideologica a chi cerca, anche dentro il perimetro sempre più angusto della legalità, di far sopravvivere qualche barlume di umanità e di buon senso, è ormai manifesto. Nel mezzo, tra una fake e l’altra, si rafforza il daspo urbano contro gli attivisti sociali, si prevedono anni di carcere per chi occupa case e si procura un tetto, anni di galera per chi partecipa ed organizza picchetti, blocchi stradali, ferroviari. E non è più, solo, una guerra di distrazione di massa, ma il disegno cinico e a media scadenza di un’alleanza elettorale che è riuscita far tornare i poveri una classe socialmente pericolosa, da incarcerare, e da controllare. Il razzismo diffuso serve a far credere che è il colore della pelle, la religione, i modi di vivere e la propria cultura che dividono le persone, ma niente è più falso: non è per il colore della  pelle, ma per la propria condizione sociale.

L’Italia così com’è oggi, di destra e fascista, sempre più povera, ignorante, incapace di cogliere il nesso che esiste, sempre più palese, tra le scelte propagandistiche e autoritarie del governo attuale e le ricadute sociali che già si percepiscono, l’Italia che rincorre il nazionalismo, sinonimo di impotenza e di ignoranza, è il paese capace di credere che prevedere la detenzione per i mendicanti, eliminare la protezione umanitaria, solitamente concessa a chi scappa da situazioni di catastrofi naturali, discriminazioni, estrema povertà e violenze subite da molte donne, ci renda tutti e tutte più sicure. E incapace di svelare l’assoluta pochezza di questo governo su tutto quanto non sia pura propaganda.

E la sicurezza sulla salute?

Ad esempio, tra gennaio e ottobre 2018 l’Inail ha registrato 945 morti sul lavoro. Quasi il 10% in più dei primi 10 mesi del 2017. Senza poi parlare delle 534.605 denunce complessive di infortunio anche qui, sempre in crescita. Eppure, annunciando l’insediamento dell’ennesimo «Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro» la ministra Grillo sembra preoccupata soprattutto delle aggressioni subite dal personale medico, peraltro capro espiatorio di una sanità pubblica allo stremo. Unica nota in merito pervenuta in un anno sull’argomento dal governo, comunque. Però, tra una foto del premier con il caschetto e una con un panino, il contributo del decreto sicurezza è quello di rendere i lavoratori ancora più ricattabili di fronte a una macelleria di carne umana utile al profitto di costruttori e imprenditori, che risparmiano e guadagnano sulla vita delle persone. E ancora non si capisce chi dovrà ricostruire il ponte di Genova….

Altro esempio: nel 2017 sono state segnalate 3.443 nuove diagnosi di infezioni da HIV: come attività di prevenzione si illumina il pirellone a milano, ma non solo il governo boccia la proposta di legge destinata alla distribuzione gratuita di preservativi alla popolazione sotto i 26 anni, ma fa una squallida operazione di disinformazione accusando gli stracci di quattro disperati salvati dal mare di poter trasmettere il contagio, una bufala che si aggiunge agli innumerevoli pregiudizi volti a creare stigma sociale, invece che una sana politica di prevenzione, unica risposta contro HIV e AIDS.

Di fronte a un aumento del femminicidio e delle violenze sulle donne si chiudono e si sfrattano i centri antiviolenza, si fa propaganda razzista e si blatera di diritti dei padri a poter vedere i figli quando vogliono (ovviamente, solo da separati: prima si aboliscono i congedi parentali a loro concessi).

Nel frattempo, non una sola misura reale di sostegno al reddito, al lavoro, ma i soliti pacchi fatti di condoni, edilizi e fiscali.

Perché, se questo decreto garantisce una sicurezza, è la sicurezza dello sfruttamento, nel creare masse di clandestini ancora più ricattabili, negando ai movimenti sociali di poter agire per esigere una vita migliore. La sicurezza di poter discriminare e sottrarre alle donne e soggettività LGBT i piccoli spazi di diritto all’esistenza duramente conquistati negli ultimi anni.

Re-agire uniti

Ma se il Ministro con il suo decreto repressione mette assieme diverse lotte e questioni che negli ultimi anni la sinistra (quella vera, che si trova tra le strade e i quartieri, non quella del parlamento) ha combattuto separatamente, a maggior ragione bisogna impegnarsi per unire il disperso, organizzare il disorganizzato, ritrovare la spinta per massificare la ribellione e realizzare la costruzione di un’alternativa sociale e politica reale, solidale, giusta.

Ce n’è per tutte e tutti noi.

Per chi fa sindacato: (sia pure nelle diverse declinazioni) mantenere la bussola almeno nella difesa antirazzista e antifascista, che costruisca nei posti di lavoro un argine al razzismo e al fascismo dilagante, che difenda l’agibilità delle lotte sostenendo con solidarietà gli attacchi padronali anche al di là delle sigle di appartenenza, per riconquistar reddito, garanzie, sicurezza.

Per chi fa parte della società civile: non solo cercare di tamponare il disastro umanitario che sta per riversarsi nelle nostre disgraziate periferie, ma continuare ad alzare la voce pretendendo il rispetto dei diritti fondamentali, per ricostruire un fronte anche morale di resistenza.

Per gli operatori sociali e sanitari: opporsi alle misure discriminatorie e agire, in coscienza, di conseguenza.

Per tutti i militanti e gli attivisti di classe, libertari e solidali: dobbiamo essere capaci di costruire e ricostruire momenti di lotta ma anche strumenti di mutualismo e di solidarietà che ci mettano in grado di difenderci dalle miserie morali e materiali della distopia in cui ci stanno imprigionando. Senza temere le contraddizioni di classe, rimboccarsi le maniche e lavorare non solo per compattare l’opposizione sociale ma sopratutto per massificare tale opposizione, rompendo l’isolamento e l’accerchiamento che la sinistra soffre, in parte per l’azione del nemico ma in parte anche per una tendenza a chiudersi nei propri punti di riferimento. Trasformare la società esige anche spogliarsi dai pregiudizi e riuscire ad affrontarli, a tradurre le nostre analisi in prassi e discorsi condivisi, a disputare con efficacia il consenso coinvolgendo anche  persone  fino ad ora mai organizzate, che non si sono mai occupate di politica. In poche parole quindi, costruire la coscienza di classe,Perchè  anticapitalisti e antifascisti non si nasce, si diventa. 

Le macerie materiali, e morali, non ci spaventino, siamo noi classe lavoratrice che abbiamo costruito e facciamo funzionare le macchine di questo mondo, e anche di questo paese. Dobbiamo proteggere il mondo nuovo che portiamo nei nostri cuori, il mondo in cui razzisti, fascisti e padroni non abbiano spazio, in cui la solidarietà e il mutuo aiuto siano la risposta alla povertà e all’esclusione. Un mondo che cresca ad ogni istante, che si affermi e realizzi all’interno dell’autogestione delle lotte che prepara l’autogestione della società.

Pubblicato in A.L. Nazionale, Blog, Politica | Lascia un commento

STORIA DI UN ANARCHICO

Arci Persichello – Domenica 16 dicembre – ore 18

Storia di un Anarchico – spettacolo teatrale di e con Fabrizio Caraffini e Luca Pozzoli

Data unica!

46414683_1187230358083106_7814954326652092416_n

Pubblicato in Blog, Iniziative, Territorio | Lascia un commento

CONTRO LA MATTANZA – GIORNATA ANTIMILITARISTA A PERSICHELLO

CONTRO LA MATTANZA – LE RAGIONI DEI DISERTORI DELLA GRANDE GUERRA

44740196_1172698616202947_4054133060780687360_n

✯ Domenica 4 novembre dalle 11.00 – Arci Persichello in collaborazione con Alternativa Libertaria / FdCA Federazione Cremonese

La Prima Guerra Mondiale è stata anche una storia di diserzioni. A Caporetto e a Vittorio Veneto migliaia di soldati delle due parti abbandonarono l’esercito: erano stati mandati a combattere una guerra voluta da borghesi, padroni e intellettuali fanatici. Innumerevoli e spesso dimenticate dalla storia ufficiale furono le rivolte, gli ammutinamenti, i sabotaggi.

✓ ore 11:00: Ne parliamo con Marco Rossi, autore di “Gli ammutinati delle trincee – dalla guerra di Libia al Primo conflitto mondiale, 1911-1918”

✓ ore 12:30: Pranzo a cura della Cascina delle Cingiallegre

✓ ore 16:00: “Senza una buona notte”, di e con Fabrizio Caraffini. Spettacolo Teatrale a cura di “TeatroItineranteproduzioni”

●•۰ ●•۰ ●•۰

Marco Rossi è da tempo impegnato nella ricerca storica sulle vicende del movimento operaio dopo la Prima guerra mondiale, con particolare attenzione verso l’antifascismo anarchico. Con BFS edizioni ha dato alle stampe “Avanti siam ribelli. Appunti per una storia del Movimento anarchico nella Resistenza” (Pisa, 1985) e la prima edizione di “Arditi, non gendarmi! Dall’arditismo di guerra agli Arditi del popolo 1917-1922” (Pisa, 1997). Con altri editori ha pubblicato: “Il conto aperto. L’epurazione e il caso di Codevigo: appunti contro il revisionismo” (Padova, 1997), “I fantasmi di Weimar. Origini e maschere della destra rivoluzionaria” (Milano, 2001) e “Ribelli senza congedo. Rivolte partigiane dopo la Liberazione, 1945-1947” (Milano, 2010). La nuova edizione 2011 di “Arditi, non gendarmi!” è stata completamente rivista e ampliata dall’autore.

●•۰ ●•۰ ●•۰

Cascina delle Cingiallegre: un’esperienza comunitaria resistente
https://cascinadicingia.wordpress.com/page/1/

●•۰ ●•۰ ●•۰

Fabrizio Caraffini, attore poliedrico e militante

●•۰ ●•۰ ●•۰

• INGRESSO CON TESSERA ARCI 2018/2019 •
Durante la giornata sarà possibile sottoscrivere la nuove tessera.

Arci Persichello, L.go Ostiano 72, Persico Dosimo (CR)

Pubblicato in Blog, Iniziative, Territorio | Lascia un commento

Solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Medtronic

Nel pomeriggio di giovedì 12 Luglio siamo stati al Presidio Medtronic-Invatec a portare solidarietà e sostegno alle lavoratrici e lavoratori in lotta.

37015855_1114719732012610_4493985536351928320_n

Pubblicato in A.L. Nazionale, Blog, Sindacale, Territorio | Lascia un commento

Solidarietà a RI-MAKE

31318412_1933932903526803_3067976125436133376_n

Ancora uno sgombero, ancora uno spazio di socialità, aggregazione e mutualismo che viene sottratto alla collettività per tornare nelle mani di speculatori e palazzinari senza scrupoli.

Questa mattina, mercoledì 30 maggio, lo Spazio di Mutuo Soccorso Ri-Make è stato sgomberato.

Un’esperienza di appropriazione collettiva che nasce 4 anni fa, nel bel mezzo della crisi economica, recuperando uno stabile abbandonato da decenni e rendendolo alla comunità ( ex sede della Banca Nazionale del Lavoro) del quartiere Affori, periferia nord di Milano, proponendo un progetto politico autogestito e autorganizzato che negli anni ha visto nascere una mensa popolare, un mercatino biologico, una sala studio, una sartoria e decine di altri laboratori a disposizione di chiunque ne avesse necessità.

Un luogo liberato dalle logiche di mercato e del capitalismo predatorio, ed è proprio per questo che fa paura, viene espulso come un corpo estraneo dai processi di gentrificazione, che “attraverso interventi di riqualificazione e recupero delle aree o dei siti più degradati”, come riportato sul decreto legge sulla sicurezza e il decoro urbano, creano un modello di città vetrina, emanando daspo urbani e sgomberando luoghi di aggregazione e socialità.

Anche in un momento difficile come quello dello sgombero, le compagne ed i compagni di Ri-Make hanno ricevuto la solidarietà attiva di coloro i quali da via Astesani sono passati, ne hanno vissuto gli spazi ed hanno dato una mano nel creare un punto di riferimento per il quartiere e non solo. E’ per questo motivo che Ri-Make deve continuare ad esistere e a resistere.

Alternativa Libertaria è solidale con le compagne e i compagni di Ri-Make.

(immagine tratta dalla pagina Facebook di RI-MAKE)

Pubblicato in A.L. Nazionale, Blog, Territorio | Lascia un commento

CIAO MONIA

La compagna Monia Andreani della sezione di Pesaro/Fano di Alternativa Libertaria/FDCA ci ha lasciato improvvisamente.
La ricorderemo per sempre portando avanti le lotte in cui credeva, per la costruzione di un’alternativa libertaria a questa società.

Ciao Monia.

21150155_1633385743402291_3582319957837571291_n

Pubblicato in A.L. Nazionale, Blog | Lascia un commento

Mario Coppetti

La scomparsa del prof. Mario Coppetti rappresenta una grande perdita per il mondo della cultura e dell’arte locale, per la sinistra storica, per l’antifascismo e per la comunità cremonese in generale.

L’abbiamo incomodato nel settembre 2014 sollecitando la sua personale testimonianza, nel quadro della ricerca storica in corso sull’anarchismo cremonese, in merito alla figura del compagno Pompeo Masuello. Non ha esitato un momento, ricevendoci nella sua casa-atelier di via Chiara Novella, per renderci tale prezioso contributo.

Superfluo non solo rievocarne il talento di scultore, ma anche evidenziare l’inconsueta e acclarata longevità intellettuale, corporea e intellettiva del Professore: davvero sorprendente per chi ne era al cospetto!

La federazione provinciale di Alternativa Libertaria-Federazione dei Comunisti Anarchici si unisce al cordoglio di familiari, compagni ed amici dello scomparso.

Pubblicato in A.L. Nazionale, Blog | Lascia un commento