Arturo Ferrari

* Ostiano, 21/01/1888
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Nato a Ostiano e residente a Cremona, è commesso di negozio di stoffe. Figlio di Alessandro e Maria Teresa De Micheli. Radiato. Busta 2013 – 1905-1928 – scheda biografica.
La famiglia, un tempo benestante ma ormai ridotta in ristrettezze economiche, si trasferisce nel 1897 a Cremona. Ferrari, dopo le elementari, è costretto ad «abbracciare un mestiere». Dopo una prima esperienza come panettiere, si impiega nel 1903 come commesso in un negozio di stoffe. L’ambiente urbano e la frequentazione di «soggetti proclivi all’ozio ed imbevuti di malsane teorie» inducono, secondo la Questura, il giovane Ferrari a professare prima idee socialiste rivoluzionarie, poi anarchiche. Aderisce infatti in un primo tempo al Circolo Giovanile Socialista “Avanguardia” e in seguito al gruppo socialista anarchico sorto a Cremona nel dicembre 1902. Distributore de Il Libertario di La Spezia, L’Agitatore di Roma e Il Grido della Folla di Milano, è in stretti rapporti con Carlo Comaschi e Ostilio Fordiani di Bologna. Nel 1906 si trasferisce a Milano in cerca di lavoro, ma fa ben presto ritorno a Cremona e, per un certo periodo, gira le campagne del cremonese in qualità di venditore ambulante. Nel 1907, dopo una breve parentesi a Lugano, si stabilisce a Milano, dove frequenta l’ambiente legato a La Protesta Umana, ed è tra coloro che, nel maggio 1908, vengono arrestati per un tentativo di disturbare le funzioni religiose in Duomo. Allo scoppio della Guerra Italo-Turca, nel 1911, si dimostra particolarmente attivo nella propaganda antibellica e nello sforzo di dar vita a un gruppo comunista anarchico, partecipando alla costituzione, nel dicembre 1912, del Fascio Libertario Milanese. Nell’aprile 1913 lascia l’Italia alla volta di Buenos Aires, ritornando però l’anno successivo. Vicino all’OSM, allo scoppio della guerra europea è un attivo interventista. Tuttavia nel dopoguerra si distacca dagli ambienti interventisti per passare al PSI, «addimostrandosi uno dei più accesi» anche in questa circostanza. Già nel 1921 viene segnalato come iscritto al Fascio di combattimento. Negli anni seguenti Ferrari abbandona ogni interesse politico. Nel 1928 lavora come piazzista di generi alimentari e, in considerazione della «buona condotta», viene proposto per la radiazione dallo schedario dei sovversivi. S’ignorano data e luogo di morte.
AA.VV., Dizionario biografico degli anarchici italiani, Pisa, Biblioteca F. Serantini Editrice, 2003-2004, 2 voll., ad nomen.
ASMi, GP Partiti Politici, Pratiche individuali.

ASCr, Quest.-Sovv., Busta 53 – fasc. 1233. Si comincia a occuparsene già nel 1904, essendo il compagno un “sodale” di Comaschi; «di carattere mite» lo si descrive, però «si diletta con letture sovversive».
E «socialista anarchico» diviene fin dalla nota del 24/10/1904, sempre accennando al di lui stretto rapporto col «noto anarchico Comaschi Carlo [e specialmente in occasione della – ndr] conferenza del 19 settembre u. s. alla Camera del Lavoro in occasione dello sciopero generale».
Lavora presso la Ditta Zappieri Ardigò, negoziante in stoffe, ma «non andò più al lavoro […] ed ora lo si vede ancora disoccupato», così in una nota del 2 dicembre successivo.
Abita in via Meli, n. 6, a Cremona, quando, come si apprende da una nota del 12/01/1905, gli vengono sequestrate alcune copie de Il Libertario, periodico che si stampa a La Spezia.
Nel 1906 se ne comunica il trasferimento a Milano, «ove, per quanto risulta, ha trovato da occuparsi della sua professione, agente di negozio». Una nota del 12/06/1905 delle Guardie di Città segnala una sua partecipazione a «una riunione di anarchici» tenutasi nel «Mandamento di Monticelli d’Ongina». «Anarchico pericoloso», nell’oggetto della nota del 13/03/1906.
Avendone in precedenza «perse le tracce», si comunica l’avvenuto «Rintraccio dell’anarchico pericoloso» (sempre così, in oggetto), nella nota dei Carabinieri di Cremona del 15/04/1906, «a Milano Via Pietro Custodi n. 5 piano 1°». Il giorno dopo si comunica (stavolta dalla Regia Questura di Milano) che è occupato «Presso la Ditta Dameno e Marchesini in Via Torino 27».
Svariate note del periodo (soprattutto quelle nelle quali se ne ipotizza la “scomparsa”) hanno per oggetto, ovviamente, il suo rintraccio, per poi concludere spesso con un «quasi certo», nonché temporaneo, suo spostamento, poiché in visita a parenti, in occasione delle festività pasquali.
Il 19/11/1906, le Guardie di Città, “all’Ill.mo Sig. Commisario P. S. di Cremona”, comunicano che il compagno invia «giornali sovversivi» anche a: «Arcari Artemio di Cremona, Soregaroli Pietro […] Cremona, Lazzari Giuseppe via Paderno 18 Cremona, (illeggibile), Ferrari Angelo San Martino in Beliseto, Grilli Ettore Bologna, Mantovani Ettore via Ansperti a Milano».
Il 5 aprile 1907, la quasi contemporanea (simultanea) partenza, in treno, prima dell’«anarchico Senatore Vacchelli» e poi, poco dopo, appunto, medesima la linea (Codogno), quella del Ferrari, è prontamente segnalata.
Della primavera/estate 1907 anche la partenza e il rapido ritorno per e dalla Svizzera, per ricerca impiego. Infatti il Ministero dell’Interno, il 21/06/1907 comunicava l’esito negativo delle ricerche attivate a Lugano per il rintraccio rapido del Ferrari.
Non sfugge, alla Questura di Milano (nota del 13/07/1907) una sua sottoscrizione al «giornale anarchico locale La Protesta Umana n. 33»; l’obolo (sic) di centesimi 40 era accompagnato da «“salutando i compagni di Basilea”». E di pochi giorni appresso, il 25, precisandone i movimenti e l’indirizzo, vi si ritrovano nomi “noti” (si intende, dell’anarchismo cremonese), nell’integrazione che chiude: «Il correligionario [di Ferrari – ndr] Cavaglieri Giuseppe continua ad abitare in questa città via Gonzaga casa Davò». Incessante, l’attenzione, come conferma la nota della Regia Questura di Milano del 13/11/1907, nella quale si specifica pure: «Trovasi tuttora in questa città […] prende parte attiva al movimento anarchico locale. È altro dei componenti il “Gruppo anarchico per la difesa di Acciarito” qui costituitosi». Sottolineata, nella nota del 03/03/1908, la sua partecipazione «ad una privata riunione di anarchici nel salone dell’Arte Moderna in questa Via Campo Lodigiano, 8 per prendere accordi circa la progettata trasformazione di questo periodico libertario La Protesta Umana da settimanale in quotidiano». Il 18 seguente, sempre dalla Regia Questura di Milano, si comunica: «Fu ieri tratto in arresto per misure di P. S. e di Ordine Pubblico, siccome associato ad un gruppo di sovversivi intenzionati di portarsi entro questa chiesa del Duomo per disturbarvi le funzioni religiose». «Il medesimo è senza fissa dimora perché i propri genitori non lo vogliono in casa, essi abitano in via Aselli n° 1», così si legge nella nota delle Guardie di Città di Cremona datata 09/07/1908.
La cosa, da subito, rimbalza, tra svariate smentite e conferme, ed è fatta oggetto di numerose comunicazioni tra Questure, tutte comunque protese a stabilire, una volta per tutte, se l’«anarchico» è intenzionato o meno a ristabilirsi a Cremona.
Basta infatti anche un breve periodo di smarrimento delle tracce del nostro per gettare agitazione (ciò che appunto accade in questo periodo); ma per fortuna una riservata del 09/05/1909, Questura di Milano, chiarisce che vive in via Mantova 7, «ove dimora la di lui famiglia. È occupato quale commesso, presso la Ditta Brambilla – all’acquabella –. Non dà luogo a specifici rimarchi».
Il Ferrari è “individuato” tra i presenti (lo sappiamo grazie alla nota del 05/08/1910) «alla privata conferenza tenuta in questa città il 5 scorso mese dall’anarchica Maria Rygier sul tema “Il 29 Luglio di fronte alla storia”».
In corrispondenza col «noto propagandista» Zavattero Domenico, «da cui ebbe testé una scheda di sottoscrizione per la raccolta di oblazioni pro scuola Moderna […]. Viene assiduamente vigilato»; questo il contenuto di una nota del 24/08 dello stesso anno e della consueta provenienza milanese.
Un altro arresto e immediato rilascio («per aver tentato provocare con altri dei disordini», in seguito alle proteste «contro i fatti di Bari») è segnalato dalla nota del 29/08/1910.
Molto attivo in «occasione delle agitazioni contro la spedizione militare in Tripolitania», si legge nella comunicazione del 22/11/1911.
L’anno seguente, il giorno 9 febbraio, dopo averci reso edotti della sua costante corrispondenza coi correligionari di Spezia, Pisa, Livorno e Bologna («dei quali non è stato possibile sapere i nomi»), si integra con: «Sta facendo pratiche per costituire un gruppo rivoluzionario autonomo».
Nel maggio seguente, dopo aver accennato a un pacco da lui ricevuto contenente, tra l’altro, un opuscolo di Kropotkin, si dice dell’invio di lire 10 al giornale Avvenire Anarchico di Pisa «a nome di un inesistente Gruppo Comunista di Milano» ( e qui le ipotesi di “depistaggio” ideologico e altre ancora proliferano).
Condannato a 33 giorni di reclusione e lire 100 di multa per i «fatti del 3 settembre 1911».
L’«anarchico schedato» «Aderì al fascio operaio sindacalista costituitosi in Milano il 12 Ottobre 1912 e fa parte del comitato esecutivo», leggiamo nella riservata del 06/11/1912.
«Fascio Libertario milanese», si scrive in nota il 16/01/1913, l’organismo nel quale è attivo il compagno; organismo, tra l’altro, che si distingue in varie situazioni di lotta (se ne citano circostanze e località coinvolte nelle varie vertenze/agitazioni, in particolare nella cintura milanese).
Se ne comunica la partenza alla volta di Buenos Aires (nota del 22/04/1913) e, a poco più di un anno di distanza (nel luglio del 1914), il suo ritorno.
Un vuoto di circa 6 anni e poi, nella nota del 19/11/1920, leggiamo: «Abbandonato il campo interventista per ritornare a militare in quello dei socialisti ufficiali addimostrandosi uno dei più accesi ed inscrivendosi anche nelle guardie rosse […] oggetto di speciale vigilanza».
Dalla nota quasi contemporanea, ma forse, e più probabilmente, di qualche tempo successiva, scopriamo che «lavora da vetraio presso la Ditta Fontana in via Tortona […] non professa più le teorie anarchiche […] milita nel campo fascista».
Il concetto espresso dal verbo «milita» subisce una lieve attenuazione nella comunicazione della Regia Questura milanese del 23/05/1923, nella quale ci si limita ad affermare che è diventato «un simpatizzante fascista». Lo stesso contenuto, più o meno, viene ribadito nella nota del 13/03/1926 (dunque son trascorsi tre anni; nell’oggetto risulta sempre designato come «anarchico»).
Comunque sia, altri due anni e, nel febbraio del ’28, se ne propone la radiazione. Un altro mese e, precisamente il 30/03/1928, dalla Questura di Milano si comunica che, in data 14 precedente, il Ministero dell’Interno «ha autorizzato la radiazione dallo schedario politico del sovversivo Ferrari Arturo».

Fonti:
ASCr, Quest.-Sovv., ad nomen.

Presente in:
ACS, CPC.